Le Province vanno ripristinate e rifinanziate immediatamente!

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La criminale noncuranza degli ex riformatori e dei continuisti ha contribuito efficacemente alla strage dell’hotel di Rigopiano.

Tecnicamente si dovrebbe parlare di omicidio colposo plurimo, ma “strage” è assai più evocativa di quanto è accaduto a seguito del crollo dell’hotel di Rigopiano anche perché, se è pur vero che il codice penale stabilisce, per questo tipo di reato, la necessità che si tratti di delitto doloso, non sembra certo un certo sconfinamento nell’area della intenzionalità.

Si parla, ovviamente, della questione dei soccorsi e degli ostacoli che hanno impedito un tempestivo intervento degli operatori sul luogo del disastro, non prescindendo, naturalmente, da altre varie cause concorrenti o meno al verificarsi dell’evento, quali i ritardi dell’allarme (in cui pare sussistere qualche dubbio circa la solerzia della prefettura) o le stesse condizioni dell’immobile prima della slavina, probabilmente non proprio floride.

In realtà, il fattore palesemente nuovo rispetto ad altre emergenze come le recenti e recentissime catastrofi naturali (a cominciare dal sisma-bis di Amatrice) consiste specificamente nella carenza e nell’inefficienza di mezzi meccanici idonei al trasporto, in tempi brevi e brevissimi, e dei, ancorché cospicui, contingenti di personale da impiegare nelle opere di salvataggio di (almeno) quaranta persone rimaste intrappolate nelle macerie dell’albergo.

Infatti, ci si è subito (o quasi) accorti che l’unica turbina-spazzaneve – che sarebbe stata fondamentale per aprire un grande varco nella neve accumulatasi sulla carreggiata – si trovava altrove ed in riparazione (!).

Quanto agli elicotteri, parimenti indispensabili al trasporto rapido di soccorritori, si “scopriva” che, i due disponibili nelle vicinanze, non erano in grado di volare per avarie o, più pedestremente, per mancanza di carburante. A quest’ultimo riguardo, verrà poi diffusa la voce che gli elicotteri … non volano di notte, specie se usati da piloti inesperti o, comunque, poco conoscitori dei luoghi: probabilmente, una balla o un puerile alibi così come quello della ripetutissima “eccezionalità” di condizioni meteo o ambientali, mentre è noto universalmente come, nella stagione invernale, nevicate copiose e temperature polari, sono la regola annuale, a partire da metà novembre.

Il “mistero” degli elicotteri si svelava, quindi, accertandone l’appartenenza a quel tale Corpo forestale dello Stato che il Ministro Martina, prima e la Ministra Madia dopo, avevano destinato alla soppressione o, meglio, all’accorpamento con l’Arma Benemerita, tant’è che uno dei tanti decreti e decretini emanati dal Governo Renzi – tramite l’arcinota e torrentizia legge delega n. 124/15 – disciplinava questo transito del quale, sia detto per inciso, nessuno riesce ancora a comprenderne la ragione.

Ora, che la Madia fosse rimasta basita dalla falcidia dei suoi decretini, da parte della Corte Costituzionale (comunque, quello della Forestale era stato fatto salvo) o che, una volta deciso l’accorpamento non ci si fosse preoccupati delle relative procedure di applicazione, il risultato è stato lo standby del personale costretto a sospendere il servizio in attesa di successivi ordini cui è, ovviamente, correlata la messa in disuso dei mezzi e della loro manutenzione, anche e soprattutto a seguito del taglio (quello, rapidissimo!) dei fondi e bilanci del “disciolto” Corpo (dal 1° gennaio 2017).

D’altronde, è risaputo che la stasi della Forestale e quella, quasi contestuale, della Polizia provinciale abbiano inferto un danno gravissimo alla tutela ambientale, a partire proprio dalla vigilanza, prevenzione e intervento di tutti i sinistri cagionati da eventi sismici ed idrogeologici che, attualmente, non svolge nessuno.

Per quanto attiene alla situazione catastrofica della rete viaria, la musica non cambia, salvo che per il nome del proponente (Delrio), nonché per il numero progressivo (n. 56/14).

Infatti, già da tempo si sapeva che la normativa che aveva abolito (in parte) le province, in attesa dell’approvazione della riforma costituzionale ove si stabiliva la loro definitiva soppressione, si era premunita di consentire immediatamente l’ “esproprio” (o la mancata erogazione che è lo stesso) di una percentuale del 68% delle risorse destinate alla manutenzione ordinaria delle strade (provinciali) e dell’84% di quelle dirette alla manutenzione straordinaria. Per completare il discorso già avviato, si può osservare che, negli ultimi anni, gli organici della polizia provinciale sono passati da 2700 a 700 unità su tutto il territorio nazionale. Era inutile cercarli in quella tragica notte: stavano bighellonando, come i 20 mila colleghi amministrativi, tra tribunali, uffici regionali e comunali in attesa di una loro accoglienza dopo l’esodazione delriana.

Per giustizia equitativa, con simili responsabilità, ciascuno dei personaggi coinvolti andrebbe giudicato secondo il suo grado di colpevolezza, in base ad una valutazione dei fatti non molto lontana da quella che ha determinato la ragguardevole pena detentiva inflitta al famoso comandante della nave Concordia (anche il numero dei deceduti è piuttosto simile).

Ma questo è compito della magistratura.

Per quanto riguarda gli aspetti istituzionali e legislativi, emerge a tutto tondo la necessità e l’urgenza di ripristinare integralmente le Province restituendo loro tutte le prerogative, funzioni, competenze e composizione (elettiva diretta dei consiglieri, presidenti e giunte) non trattandosi più di un semplice problema politico o giuridico, bensì di un evento luttuoso di notevoli proporzioni che, oltre ad accrescere lo shock di una società già tanto duramente provata dal susseguirsi si sismi devastanti, degrada ulteriormente la coesione sociale e, non in ultimo, l’immagine del Paese all’estero, come ampiamente dimostrato dalla comparsa di vignette satiriche su Charlie Hebdo – ripugnanti e ciniche quanto si vuole ma la satira è uguale per tutti! – che ritraggono la Morte arrivare a Rigopiano sugli sci (come i poveri soccorritori) mentre tre italiani discettano di penne (ironizzando sul nome della limitrofa città) gratinate, al pomodoro e lasagne.

E, infine, si ricordi che la “legge Delrio” è decaduta dal 4 dicembre u.s., risultando vincolata alla riforma cancellata dal referendum e, per l’effetto, essendo viziata da lampante incostituzionalità per cui, ove la attuale compagine governativa “continuista” mostrasse un minimo di sensibilità e rispetto per il pubblico interesse (ed ora anche per incolpevoli vittime) dovrebbe disporne l’autoabrogazione e stanziare o, meglio, ri-stanziare i fondi di spettanza delle province. Anche perché l’inverno è ancora assai lungo!

 

L’Ufficio Legislativo

 

 

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