Questionario Uffici Pubblici

 


LA POLITICA DI PREVENZIONE E SICUREZZA


Premessa


La politica di prevenzione e sicurezza è quel comportamento concreto che gli enti, congiuntamente al sindacato, devono avere al fine di prevenire gli incidenti sul lavoro; a tale scopo vanno impiegate tutte le risorse necessarie.


La sicurezza è un impegno incondizionato, sia individuale sia collettivo, tanto dell’organizzazione aziendale ad ogni livello, quanto del sindacato e delle strutture sanitarie, sancito dall’art. 9 delle Legge 20 maggio 1970, n. 30 (Statuto dei lavoratori):


“I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica”.


Prevenire gli infortuni e le malattie comporta darsi innanzi tutto degli obiettivi, quali: Educare e sensibilizzare alla sicurezza i lavoratori e degli allievi; Mantenere le condizioni per la salvaguardia dell’incolumità individuale e collettiva, in ottemperanza alle prescrizioni di legge e nel rispetto delle relazioni sindacali; Promuovere la formazione e l’informazione in continuo aggiornamento e verificare l’osservanza delle norme e delle procedure aziendali in fatto di prevenzione ed infortuni sul lavoro; Valutare il rischio, preventivamente e congiuntamente al sindacato aziendale, anche in fase d’installazione di nuovi macchinari, di cambiamenti organizzativi, di presenza d’imprese d’appalto.


Gli obiettivi della prevenzione e della sicurezza si ottengono se tutti i lavoratori, e la Dirigenza in testa, partecipano all’attività di prevenzione e intervengono tempestivamente per correggere situazioni nelle quali le norme non sono rispettate.


Il presente questionario, i cui dati saranno raccolti in forma anonima, vuol essere uno strumento che permette alla Segreteria nazionale di verificare la piena attuazione delle misure di prevenzione e sicurezza che la legge e i contratti nazionali obbligano a carico delle amministrazioni, di modo da essere sempre più incisiva nella negoziazione in sede nazionale, e alle Segreterie territoriali di porre la massima attenzione e determinazione nella risoluzione di eventuali inadempienze a livello locale.


L’ambiente di lavoro sarà analizzato secondo lo schema tradizionale dei quattro gruppi di fattori di rischio:
1° gruppo: temperatura, umidità, ventilazione, rumore, illuminazione, cubatura e spazio;
2° gruppo: polveri, liquidi, fumi, gas-vapori, vibrazioni, radiazioni;
3° gruppo: Lavoro fisico, Ritmi, carichi;
4° gruppo: Posizioni disagevoli Monotonia-ripetitività, stress, responsabilità, turni.

Nel vostro ufficio sono installate finestre o altri tipi di infissi apribili verso l’esterno dell’edificio che, per ciascun locale, garantiscano una superficie aerante pari ad almeno 1/8 della superficie del pavimento?
Qualora ciò non fosse possibile, l’aerazione è integrata o interamente sostituita da un idoneo impianto di ventilazione meccanica e/o di condizionamento dell’aria?
Le porte dei vostri uffici consentono una rapida uscita delle persone e sono agevolmente apribili dall’interno durante il lavoro?

Quando in un locale si svolgono lavorazioni diverse da quelle che comportino rischi di esplosione e di incendio, la l.m. delle porte è la seguente: fino a 25 lavoratori occupati nello stesso locale: porta avente l. m. di m. 0,80; con un numero di lavoratori occupati nello stesso locale da 26 a 50: porta con l. m. di m. 1,20 con apertura verso l’esodo.


Relativamente all’uso d’attrezzature munite di videoterminale:

Il datore di lavoro, all’atto della valutazione del rischio ha analizzato le postazioni di lavoro con particolare riguardo: Ai rischi per vista e occhi
Ai problemi legati alla postura e all’affaticamento fisico e mentale
Alle condizioni ergonomiche e d’igiene ambientale

 


Il datore di lavoro è tenuto a fornire per ciascun posto di lavoro: a) le informazioni sulle misure applicabili in base all’analisi fatta; b) le informazioni sulle modalità di svolgimento dell’attività; c) le informazioni circa la protezione degli occhi e della vista.



La scarsa applicazione delle misure di prevenzione può dar luogo a quella che viene definita “sick building sindrome” ovvero la “sindrome da edificio malato”; vi sono molti malesseri che possono derivare da questa sindrome; tra questi raffreddori che durano nel tempo, mal di testa, male alla gola, irritazione agli occhi, difficoltà respiratorie.


Tali malesseri hanno la caratteristica d’essere stabili nel tempo e non legati alle stagioni o a particolari periodi epidemici e devono essere ascritti a fattori quali: il cattivo funzionamento degli impianti di condizionamento; la presenza di sostanze nocive nei mobili o negli arredi (formaldeide, amianto); moquette con carico di batteri, acari e altri microrganismi; fumo delle sigarette; localizzazione degli uffici a ridosso d’arterie stradali molto trafficate o d’aree fortemente inquinate; la ionizzazione dell’aria; la inadeguata temperatura.


L’ambiente di lavoro è quindi fondamentale per evitare situazione che si percepisce di non poter affrontare con successo e che ha come conseguenza un indesiderato deterioramento fisico, mentale ed emotivo (il cosiddetto “stress”).



Relativamente agli ambienti ed ai comportamenti:

Esistono i corrimano per le scale?
C’è disordine negli uffici?
Si fuma negli uffici?
Vi sono fili elettrici e/o telefonici per terra senza protezioni?
Vi sono ostacoli sul pavimento o per i corridoi?
Vi sono oggetti riposti con scarsa attenzione dentro e/o sugli armadi?
Vi sono uscite di sicurezza e vie di fuga senza ostacoli?
I locali sono adeguati?
L’illuminazione è sufficiente?
I locali sono periodicamente rinfrescati con pitture?

Relativamente agli impianti e alle apparecchiature elettriche:

Funziona tutto bene e con adeguate protezioni?
Si è in presenza di cavi logori?
Le prese di corrente sono sovraccariche?
Sono appropriate le istruzioni per l’uso di fotocopiatrici, computer, macchine da scrivere, lavagne luminose ?
Ogni apparecchiatura elettrica è munita di interruttore?
L’impianto di condizionamento è ben funzionante?

Relativamente ai mobili:

Sono solidi e ancorati bene al muro o a terra?
Sono adatti al lavoro e collocati al posto giusto?
Sono senza sporgenze pericolose?

Relativamente alle misure di prevenzione e sicurezza:

Sono stati fatti corsi di formazione sulla prevenzione e sicurezza?
I dipendenti conoscono le proprie responsabilità relative alla sicurezza individuale e collettiva?
I dipendenti conoscono la procedura antincendio? E l’uso?
I dipendenti sanno a chi si deve riferire in caso di infortuni e incendi?


Valutate con attenzione le vostre risposte: la classe di fattori che inducono lo stress sono molteplici: ad esempio il carico di lavoro può divenire fattore di stress sia se il carico è eccessivo, sia che esso sia scarso. Ma l’eccesso e la carenza di lavoro vanno intesi anche in senso quantitativo e qualitativo, in senso fisico e psichico, come la complessità del lavoro o, viceversa, la sua monotonia. Lo stress in questo caso deriva da un’elevata richiesta di lavoro e da una mancanza di controllo dello stesso. Altro fattore di stress è determinato dai problemi ambientali non conosciuti e non controllati, quali il rumore, l’ illuminazione scadente, il microclima, i locali angusti. Va verificato anche il cosiddetto conflitto di ruolo , allorché un lavoratore deve ricoprire ruoli diversi e tra loro incompatibili; si dice invece ambiguità di ruolo quando manca chiarezza circa i compiti che il lavoratore deve svolgere e circa le prospettive che gliene derivano. Vi è poi un altro elemento di stress che deriva dalla insufficiente partecipazione di un lavoratore alla determinazione di un processo lavorativo: quasi sempre questo fattore è determinato da una non adeguata organizzazione del lavoro e/o da una struttura organizzativa e gerarchica di carattere accentratrice e burocratica.


Scarso rendimento, senso di spersonalizzazione, fasi di frustrazione e ansia possono poi generare un “adattamento passivo”; la medicina è nel cercare una proficua integrazione tra i propri obiettivi e quelli dell’ente, nell’ottica di partecipazione e prevenzione. Vi chiediamo di aiutarci nell’essere più presenti sui luoghi di lavoro per essere più incisivi sui luoghi di lavoro. 


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